La carie sottogengivale si sviluppa al di sotto del bordo della gengiva, in una zona difficile da vedere e, spesso, difficile da raggiungere. Per questo motivo viene diagnosticata tardi, quando il danno è già avanzato.
In trent’anni di attività clinica ho visto molti pazienti arrivare allo studio con un dolore vago, una gengiva che ogni tanto sanguina, una sensazione di fastidio che va e viene. Nessuno aveva dato il nome giusto al problema. Eppure il problema c’era, e stava progredendo in silenzio.
In questo articolo spiego cosa distingue la carie sottogengivale dalle altre forme di carie, quali segnali non bisogna ignorare e cosa succede se non si interviene per tempo.

Cos’è la carie sottogengivale
La carie sottogengivale (nota anche come carie radicolare, carie gengivale o carie del colletto) è un’infezione batterica che attacca la superficie del dente al di sotto della linea gengivale, in una zona normalmente protetta dalla gengiva stessa.
Quando la gengiva si ritira per infiammazione cronica, paradontite o semplicemente per l’età, espone la radice del dente. La radice è ricoperta da cemento radicolare, un tessuto molto meno resistente dello smalto che protegge la corona. I batteri acido-produttori presenti nella placca dentale trovano in questo tessuto terreno fertile e iniziano a demolirlo con una velocità sorprendente.
A differenza delle carie coronali, che si formano sulla superficie visibile del dente, la carie sottogengivale si sviluppa in una zona che lo specchio non raggiunge. Nelle fasi iniziali non provoca dolore, e per questo viene spesso scambiata per una semplice sensibilità dentale o per una gengivite.
Sintomi della carie sotto la gengiva
I sintomi della carie sottogengivale variano molto in base allo stadio in cui ci si trova. Nelle fasi iniziali possono essere quasi assenti. Man mano che la lesione progredisce, i segnali diventano più evidenti e più difficili da ignorare.
Segnali precoci:
Sensibilità al freddo, al caldo e ai cibi dolci è spesso il primo campanello d’allarme. Non si tratta di un dolore acuto, ma di un fastidio breve e puntuale che si avverte quando si beve un caffè o si mangia il gelato. Molte persone lo attribuiscono ai denti sensibili in generale e non ci fanno caso.
Una lieve percezione di irregolarità lungo il bordo della gengiva, come se ci fosse qualcosa di ruvido sotto il dito, può essere un altro segnale. Anche un piccolo sanguinamento gengivale localizzato in una zona precisa, diverso da quello diffuso della gengivite, merita attenzione.
Segnali più avanzati:
Quando la carie ha raggiunto la dentina, il dolore diventa più persistente e si presenta anche spontaneamente, non solo con stimoli termici. La gengiva in quella zona può apparire gonfia, arrossata o leggermente retratta rispetto alle altre.
Nei casi gravi, con coinvolgimento della polpa, il dolore diventa pulsante e intenso. Può comparire un ascesso, con gonfiore della guancia e sensazione di calore. In questa fase il dente pulsa anche di notte e il disturbo diventa difficile da ignorare.
Un altro segnale che spesso passa inosservato è il cambio di colore della superficie del dente al confine con la gengiva: una macchia brunastra o giallastra che non si rimuove con lo spazzolino è quasi sempre una carie in corso.

Perché si forma: le cause principali
La recessione gengivale è la condizione di partenza. Senza esposizione della radice, la carie sottogengivale non si forma. Le cause di recessione gengivale più comuni sono la parodontite, lo spazzolamento eccessivo con pressione, l’accumulo cronico di tartaro sottogengivale e fattori anatomici individuali.
Una volta esposta la radice, entrano in gioco gli stessi meccanismi di tutte le carie: placca batterica non rimossa correttamente, dieta ricca di zuccheri, scarsa produzione di saliva. La xerostomia (bocca secca), frequente in chi assume certi farmaci o ha compiuto i cinquant’anni, è un fattore di rischio significativo perché la saliva ha un’azione antibatterica e remineralizzante naturale.
Anche le protesi parziali o i dispositivi ortodontici possono favorire l’accumulo di placca in prossimità del margine gengivale se non puliti con cura.
Come viene diagnosticata
Durante la visita, il dentista esplora il margine gengivale con una sonda parodontale per rilevare eventuali cavità o irregolarità della superficie radicolare che non sono visibili a occhio nudo. La sonda si “incastra” nel tessuto ammorbidito dalla carie, dando una conferma tattile precisa della lesione.
Le radiografie endorali, e in particolare i bite-wing, sono fondamentali per visualizzare l’estensione della lesione in profondità e il suo rapporto con la polpa. In alcuni casi viene utilizzata la panoramica per avere una visione d’insieme, ma per la carie sottogengivale la radiografia endorale mirata è lo strumento diagnostico più preciso.
La diagnosi precoce è determinante. Una carie sottogengivale intercettata in fase iniziale può essere trattata in modo conservativo. Quando la lesione è profonda e coinvolge la polpa, le opzioni terapeutiche si complicano e i tempi di trattamento si allungano.
Come si cura la carie sottogengivale
Il trattamento dipende dall’estensione della lesione e dalla sua posizione rispetto alla linea gengivale.
Lesioni superficiali e accessibili: quando la carie è limitata agli strati superficiali del cemento radicolare e raggiungibile senza difficoltà, il dentista rimuove il tessuto cariato con strumenti rotanti o manuali e restaura la superficie con materiali compositi o vetroionomeri. Questi ultimi hanno il vantaggio di rilasciare fluoro nel tempo, contribuendo a proteggere la zona trattata.
Lesioni profonde o parzialmente coperte dalla gengiva: in questi casi può essere necessario un piccolo intervento di chirurgia parodontale per abbassare temporaneamente il lembo gengivale e rendere accessibile la lesione. Solo in questo modo il dentista può rimuovere tutto il tessuto cariato e sigillare correttamente la cavità. Senza questo accesso, il restauro non sarebbe completo e la carie ricomincerebbe a progredire.
Coinvolgimento della polpa: se la carie ha raggiunto il tessuto pulpare interno, è necessario un trattamento endodontico (devitalizzazione). Il trattamento canalare permette di eliminare l’infezione, sigillare i canali radicolari e salvare la struttura del dente, evitando l’estrazione. In questi casi il dente viene poi protetto con una corona o un restauro in composito di rinforzo.
Il mio approccio, che porto avanti da oltre trent’anni, è quello di fare tutto il possibile per salvare il dente naturale prima di considerare l’estrazione. Un dente naturale, anche devitalizzato, ha un valore funzionale e biologico che nessuna protesi o impianto può replicare completamente. Questa è la filosofia del Protocollo Salva-Sorriso che guida ogni nostra decisione clinica.
Quando la carie sottogengivale è troppo estesa per essere salvata
Esistono situazioni in cui il tessuto dentale residuo non è sufficiente per un restauro stabile, oppure la lesione ha distrutto la radice in profondità rendendo impossibile qualsiasi ancoraggio. In questi casi l’estrazione diventa l’unica soluzione percorribile.
Anche nei denti abrasi e consumati, dove la carie si somma a una perdita strutturale già importante, a volte il recupero non è possibile con i soli strumenti conservativi. In questi casi valutiamo insieme al paziente le opzioni riabilitative più appropriate. Per chi ha denti fortemente compromessi da usura e carie combinata, il recupero dei denti abrasi rappresenta spesso una soluzione riabilitativa completa che vale la pena considerare.
La valutazione va fatta caso per caso. Non esistono risposte preconfezionate: un dente che in uno studio viene estratto senza esitazione, nel nostro può essere recuperato con un percorso terapeutico combinato. Vale sempre la pena avere una seconda opinione.
Come prevenire la carie radicolare
La prevenzione della carie sottogengivale coincide in gran parte con la prevenzione della recessione gengivale, che ne è il presupposto.
Spazzolare i denti con tecnica corretta e spazzolino a setole morbide, senza esercitare pressione eccessiva, è il primo passo. L’uso regolare del filo interdentale o dello scovolino rimuove la placca dalle zone che lo spazzolino non raggiunge, proprio quelle più vicine al margine gengivale.
La visita periodica di igiene professionale, con rimozione del tartaro anche nelle tasche parodontali, è indispensabile. Il tartaro sottogengivale non è rimovibile con i normali strumenti domiciliari: si deposita duro sulla radice e crea le condizioni per la recessione e per la carie.
I prodotti fluorurati, usati correttamente, aiutano a remineralizzare le zone inizialmente danneggiate e a rallentare la progressione delle lesioni precoci.
Nei bambini, anche se la carie sottogengivale è rara in età pediatrica, è importante non sottovalutare problemi precoci con i denti da latte: una carie non curata sul deciduo può compromettere lo sviluppo della dentizione permanente sottostante. Ne parliamo più in dettaglio nell’articolo sul dente da latte cariato.
Dott. Alessandro Miggiano: carie sottogengivale a Prato Sesia e nel Novarese
Se hai notato un fastidio vicino alla gengiva, una sensibilità che non si spiega, una macchietta scura che non sparisce con lo spazzolino, non aspettare che il problema peggiori. La carie sottogengivale è trattabile con ottimi risultati quando viene intercettata in tempo.
Alla Clinica Dentale Miggiano Rivetti di Prato Sesia, nel cuore del Novarese e a pochi chilometri dal Vercellese, visito pazienti da tutta la provincia e dintorni. La prima valutazione comprende sempre un esame clinico accurato, le radiografie necessarie e una spiegazione chiara di tutto quello che troviamo, senza tecnicismi incomprensibili.
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Domande frequenti sulla carie sottogengivale
La carie sottogengivale, nota anche come carie radicolare o carie gengivale, è un’infezione batterica che attacca la superficie della radice del dente al di sotto della linea gengivale. Si sviluppa quando la gengiva si ritira ed espone il cemento radicolare, un tessuto molto meno resistente dello smalto e quindi più vulnerabile all’attacco dei batteri cariogeni.
I segnali più comuni sono la sensibilità al freddo, al caldo e ai cibi dolci, una macchia brunastra o giallastra al confine tra dente e gengiva, un lieve sanguinamento gengivale localizzato e la percezione di una superficie rugosa lungo il bordo della gengiva. Nei casi più avanzati il dolore diventa persistente e pulsante, con possibile gonfiore della guancia.
Il trattamento dipende dalla profondità della lesione. Se la carie è superficiale e accessibile, il dentista rimuove il tessuto cariato e restaura la superficie con composito o vetroionomero. Se è parzialmente coperta dalla gengiva può essere necessario un piccolo intervento chirurgico per accedervi correttamente. Se ha raggiunto la polpa, la devitalizzazione permette di eliminare l’infezione e salvare il dente evitando l’estrazione.
Quando la carie raggiunge la polpa il dolore cambia carattere: diventa spontaneo, pulsante e non più legato solo al freddo o al caldo. Spesso si manifesta di notte, rendendo difficile il riposo. Nei casi più gravi compare un ascesso con gonfiore della guancia, sensazione di calore e talvolta febbre. In presenza di questi segnali è necessario contattare il dentista nel più breve tempo possibile.
La gengivite provoca sanguinamento diffuso, arrossamento e gonfiore della gengiva, ma non causa sensibilità al freddo o al dolce. La carie sottogengivale produce invece una sensibilità localizzata su un dente preciso, talvolta accompagnata da una macchia scura al margine gengivale. Le due condizioni possono coesistere, per questo solo una visita con sonda e radiografia permette di distinguerle con certezza.
Una carie sottogengivale non trattata progredisce verso la polpa provocando prima pulpite e poi necrosi pulpare. L’infezione può diffondersi ai tessuti circostanti e causare un ascesso periapicale con coinvolgimento dell’osso di sostegno. Nei casi più gravi l’infezione raggiunge i tessuti profondi del viso e del collo. Il risultato finale, senza intervento, è quasi sempre la perdita del dente.

